Cucine e ristori tipici del territorio

 

Alfredo Morosetti – LA CUCINA BERGAMASCA E I SUOI MIGLIORI INTERPRETI
Formato 18×29 – euri 11,90  (Volume Cartaceo)   oppure  Formato Kindle   euri 4,26
E’ opinione diffusa, sebbene assolutamente erronea, che la cucina bergamasca sia una realtà elementare, se non addirittura povera, e comunque di scarsa varietà. Non è affatto così. E’ invece un universo culinario con una sua precisa identità, sia dal punto di vista storico che dal punto di vista dell’ originalità dello stile di cucina, con tanti alimenti di diverso genere e con modi di cucinarli del tutto specifici, e dunque con un’alchimia di sapori del tutto particolare che corrisponde, del resto, al modo d’essere del territorio, alla sue risorse agricole, al contesto culturale e sociale entro il quale per secoli gli uomini di queste contrade hanno vissuto. Si tratta essenzialmente di un mondo rurale che ha dovuto far fronte ad un territorio sostanzialmente duro e inospitale, specie per quanto concerne la vasta area montana, ed è perciò merito fondamentale di queste genti avere saputo fare, con poco, davvero tanto, sia dal punto di vista del gusto che della varietà di piatti da presentare in tavola. In questo volume i piatti più significativi di una tradizione culinaria millenaria e l’indicazione di alcuni ristori dove assaporarli al meglio.

 

Alfredo Morosetti – MANGIARE E BERE BENE IN ALTO E BASSO MONFERRATO
Formato Cartaceo 18X29 – pag.128 – euri 11,90
Come è noto, il Monferrato si divide in Alto e Basso. Il Basso Monferrato è compreso fra Tanaro e Po, da Chivasso a Valenza e, a sua volta, si divide in Basso Monferrato Casalese e Basso Monferrato Astigiano.
Sotto il Tanaro, compreso fra Bormida e Orba, inizia l’Alto Monferrato, fino ad arrivare alle prime cime appenniniche della Liguria. A sua volta l’Alto Monferrato si divide in Langa Astigiana e Alto Monferrato Astigiano e Alessandrino. Diciamo subito che si tratta di terre che hanno, ovviamente, molto in comune, ma anche alcune significative differenze, non solo per quanto riguarda il paesaggio (più lieve e morbido quello del Basso Monferrato, più aspro e solenne quello dell’Alto Monferrato, specie avvicinandosi agli Appennini), quanto piuttosto nella cultura e nel modo di fare delle genti che lo abitano. In questo volume le ricette più significative delle diverse zone e i ristori dove meglio assaporarle.
Alfredo Morosetti – MANGIARE E BERE BENE SULL’APPENNINO TOSCO-EMILIANO
Formato cartaceo 18X29 – pag. 130 euri 11,90    Formato Kindle 5,90
Una grande e fiera civiltà che per secoli è vissuta fra monti impervi e valli pressoché inaccessibili. Uomini e donne che con poco hanno saputo fare tanto, vivendo con onore e dignità. Che con l’ingegno e lo sforzo costante hanno saputo trarre da ogni risorsa della terra il massimo e il meglio, lasciandoci, tra l’altro, una cucina piena di inventiva e di sapori eccezionali.
In questo libro, gli alimenti di base, le usanze di cucina, le ricette, i ristori e le locande di valore, per riscoprire, attraverso la tavola, un mondo straordinario che non possiamo permetterci di lasciare cadere nell’oblio.
Alfredo Morosetti – MANGIARE E BERE BENE SULL’APPENNINO DELLE QUATTRO PROVINCE: ALIMENTI, PIATTI TRADIZIONALI, RISTORI ECCELLENTI
Formato cartaceo 18X29 pag. 110 – euri 11,90 –  Formato Kindle 4,72
L’area che prendiamo in considerazione abbraccia, a stare alle divisioni amministrative odierne, quattro regioni. In realtà si tratta di un’area storicamente e culturalmente omogenea, che coincide con il cuore stesso delle terre un tempo liguri: si tratta dell’alto Appennino che si estende dal genovesato all’alessandrino, all’Oltrepò pavese montano, e raggiunge, infine, le vette e le valli del piacentino. Si tratta di una cucina di montagna, per lo più autoctona, di territori in gran parte basati su di un’economia di autoconsumo, che sapeva strappare alla terra qualunque risorsa utile, fosse essa il risultato di un duro lavoro agricolo, fosse essa il dono spontaneo del bosco e dei prati. Una civiltà che con l’ingegno e lo sforzo costante hanno saputo trarre da ogni risorsa della terra il massimo e il meglio, lasciandoci, tra l’altro, una cucina piena di inventiva e di sapori eccezionali. In questo libro, gli alimenti di base, le usanze di cucina, le ricette, i ristori e le locande di valore, per riscoprire, attraverso la tavola, un mondo straordinario che non possiamo permetterci di lasciare cadere nell’oblio.

Alfredo Morosetti – LA CUCINA PIACENTINA E I SUOI MIGLIORI INTERPRETI

Formato 18×29 – euri 11,90 –  Formato Kindle euri 3,65

La cucina piacentina rifugge le salse e, più ancora, le spezie e tutto ciò che confonde il naturale esprimersi del sapore intrinseco degli alimenti e il loro armonioso amalgamarsi reciproco. In questo senso ama l’ingenuità così come la soda pienezza delle ragazze di campagna. Tuttavia non è affatto una cucina alla buona e di scarsa maestria. Al contrario potrebbe essere definita un ossimoro saporoso. Unisce una sicura semplicità rustica ad un gusto barocco per l’eccesso. La chiave di volta che ne dirime il senso è lo sposalizio antico fra il rigore e l’essenzialità lombarda e la voglia matta emiliana. Insomma la storia stessa di questa terra: con la mente volta oltre il Po, ai Visconti e a Milano, con il corpo strattonata a stare a casa sua. E questo spiega perché è la migliore cucina che si possa avere in terra di Emilia. I suoi piatti sono numerosi e vari, ma tutti rimandano ad un comune denominatore: il rispetto della naturale fragranza dei sapori naturali. Insomma la bontà delle materie prime e l’arte di comporle secondo la loro naturale inclinazione. In questo volume troviamo gli alimenti di base e i piatti che in senso pieno e stretto, cioè storico, sono il portato di mille anni di tradizioni culinarie, senza concedere nulla alle mode e alle tendenze del momento imposte da una banalizzazione del sapere eno-gastronomico che la cultura di massa riesce ormai a generare ovunque, persino in seno a famiglie nelle quali il culto del cibo genuino e tradizionale è sempre stato un valore di primo piano.

AA.VV  LA CUCINA MILANESE E I SUOI MIGLIORI INTERPRETI

Formato 18×29 – PAG. 108  euri 11,90

E’ stato autorevolmente detto che la cucina milanese è la migliore d’Italia e, di conseguenza, del mondo. Noi lo vogliamo credere, se non altro perché la cucina milanese ha saputo realizzare la più mirabile sintesi fra i  tre elementi distinti che concorrono ovunque in Italia a determinare la tradizione culinaria: la cucina di corte, quella cittadina e borghese, e quella rurale. La corte di Milano fu la più sfavillante d’Europa e le donne che sposarono questo o quel Visconti, o questo o quello Sforza, erano delle Gonzaga, delle Este, delle Valois, delle Aragona. Con sé portavano i cuochi di casa propria e provate a immaginare cosa, nel corso del tempo, poteva uscire fuori dai servizi di cucina dei Duchi di Milano: un diluvio di creatività, una rutilante orchestrazione di magnificenza, una fantasmagorica raffigurazione dell’abbondanza e del troppo. Di contro, tradizione culinaria borghese fu un esempio di saggezza e di razionalità, di senso della misura e di equilibrio, di concretezza e di capacità di trarre il meglio dalla combinazione degli elementi e dei sapori senza stravolgerli, senza confonderli. Infine, la tradizione rurale e popolare che sapeva, con incredibile sagacia,  fare di povertà virtù, e dunque rendere appetibili e gustose anche le ortiche e le rane. Bene, la autentica cucina milanese è tutto questo non assemblato alla meglio, ma unificato in una vera sintesi palatale. Davvero il meglio del meglio che si possa avere in tavola. Mangiare per credere.

 

Alfredo Morosetti  – LA CUCINA CREMONESE E I SUOI MIGLIORI INTERPRETI

Formato 18×29 – pag. 102 euri 11,90

Il cuore stesso della tradizione culinaria della ‘bassa’ lombarda con una selezione di ristoranti e trattorie dove la sapienza della cucina tradizionale è esaltata nella sua forma migliore.

Alfredo Morosetti – ALIMENTI E SAPORI LUNGO LA VALLE DEL PO

Formato cartaceo 18X29 – Pag. 162 – euri 11,90  – Formato Kindle  4,99

Mario Soldati fece, nel lontano 1957, un ampio servizio televisivo sulla civiltà alimentare padana che fece epoca e ancora oggi resiste nel ricordo non solo di chi ebbe la fortuna di vederlo. Da allora ne è passata acqua sotto i ponti e tantissime cose sono profondamente cambiate. In peggio. Soprattutto per quanto riguarda la cultura del cibo e la generale consapevolezza delle sue profonde e insostituibili radici. Più ancora sta venendo meno non solo la memoria storica di alimenti e sapori che un tempo erano di quotidiana abitudine, ma anche la capacità di apprezzarli e, magari riprodurli in casa propria, con grato ricordo del passato e con felice modo di impiegare creativamente il proprio tempo. Per altro verso, e fatto di non poco conto da non dimenticare, l’eccellenza di prodotti e di stili di cucina che troviamo lungo tutta la valle del Po fu, per non poca parte, dovuta all’influenza culturale che ebbero la miriade di piccole capitali e piccole corti che segmentarono questo territorio. Le grandi e piccole casate ducali, ossia quella Viscontea, Estense, Farnese, Gonzaghesca, e poi altre più piccole ancora, utilizzarono alla grande le materie prime e le tradizioni alimentari di questa terra, ma le rielaborarono e le perfezionarono in modi di cottura di eccezionale inventiva, che si mescolarono indissolubilmente con le tradizioni culinarie popolari e rustiche. Pertanto, possiamo dire che, nel corso dei secoli, si è sedimentata, lungo la Valle del Po, una vera e propria miniera di ricette del ben mangiare e del ben vivere. In ogni ambito territoriale abbiamo una fantastica variazione sul tema, cioè tanti piatti diversi sulla base della costanza delle materie prime e di alcuni modi di prepararle. Ogni ambito territoriale della pianura lungo il Po presenta alcune ricette di straordinaria originalità che bisogna affrettarsi ad assaggiare prima che il regime alimentare ospedaliero che ci viene proposto dai nostri benevolenti tutori delle salute cancelli ogni memoria di quello che fu il vivere felice a tavola nel nostro mondo.

 

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