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LA CIVILTA’ DEL FORMAGGIO IN ITALIA
FORMATO EpubPag. 200 circa euri 7,00
In Italia vi sono oltre 400 tipi di formaggio; se dovessimo indagare con cura a livello di micro realtà locali forse arriveremmo a 500. Fare un elenco di tutte queste realtà, definendo gli aspetti tecnici relativi alla loro produzione e le loro principali caratteristiche organolettiche, non solo sarebbe un lavoro enciclopedico abbastanza inutile perché un’ufficiale e competente classificazione dei formaggi esiste già da tempo, ma sarebbe soprattutto un lavoro ridondante e stucchevole, che stancherebbe lettore, anche quello più appassionato della materia. Dunque l’intento di questo lavoro è quello di far sapere qualcosa, riguardo ai formaggi, che non sia solo l’aspetto puramente tecnico e classificatorio. Qualcosa che riguarda la cultura e la storia che sta dietro la loro creazione sia per quanto riguarda in generale questo alimento, sia il contesto sociale e umano nel quale, in Italia, le diverse specialità sono state realizzate, aggiungendo magari qualche ricetta e qualche uso di cucina, dove un certo tipo di formaggio risulta essenziale nella preparazione di una succulenta pietanza.La storia del formaggio è avvincente perché coincide con la stessa storia dell’umanità, nel suo momento più cruciale, ossia quello del passaggio da uno stato sostanzialmente ferino di raccoglitori e cacciatori, a quello delle prime forme stabili di civilizzazione, ossia quella che vede la creazione di comunità che marcano il territorio in modo stabile, costruendo i primi villaggi permanenti, vivendo di pastorizia e delle prime forme di agricoltura.E’ con la domesticazione dei primi animali che è possibile limitare la caccia e la raccolta dei frutti spontanei ad un fatto marginale riguardo alla sopravvivenza alimentare di un comunità tribale. Senza animali d’allevamento che forniscono latte, carne e poi pellicce, il territorio di cui abbisogna anche un piccolo gruppo di cacciatori è immenso e prevede un continuo spostamento all’inseguimento di possibili prede. Al contrario, se un piccolo gruppo di uomini può contare su alcune centinaia di capi di bestiame addomesticato, come pecore e suini, non solo il territorio di cui abbisogna per la propria sopravvivenza è decine di volte inferiore per estensione, ma anche il suo sfruttamento diventa razionale e intensivo, riservando certe parti ai pascoli e ai foraggi per il proprio gregge, altre per il legname – fondamentale per ogni esigenza di vita, dal riscaldamento a materia prima per le costruzioni, per gli attrezzi da lavoro, per l’equipaggiamento del focolare domestico, vale a dire tazze, secchi, mestoli, tavoli, sedili -, altre ancora come campi per le prime forme di coltivazione agricola. Ovviamente tutto ciò impone la sedentarizzazione e, ovviamente, la difesa del territorio da predatori di ogni tipo. A sua volta la sedentarizzazione sviluppa la capacità di osservazione delle caratteristiche del territorio, dei possibili usi dei frutti che questo produce spontaneamente e, allo stesso modo, delle molteplici possibilità di uso delle caratteristiche proprie degli animali allevati. Ad esempio ci si accorgerà che alla capra a cui si sarà tolto il cucciolo, questa continuerà a produrre latte se si mungeranno le mammelle come se il suo nato le succhiasse ancora. E questo latte abbondante potrà essere bevuto fresco al momento, ma si comincerà anche a escogitare il modo di conservarlo più a lungo per essere utilizzato in un momento più opportuno. Il formaggio nacque indubitabilmente da questa specifica esigenza, ossia da una relativa abbondanza di latte che si riteneva utile non consumare al momento ma riservare a momenti futuri come scorta alimentare d’emergenza. La creazione del formaggio, ovvero tavolette di latte solido capaci di conservarsi nel tempo, è stata una delle chiavi di volta che hanno permesso l’evoluzione umana forse forme di civiltà superiore.
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