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Alfredo Morosetti – LA CIVILTA’ DEL RISO IN ITALIAFormato Epub, 160 pa. circa, euri 6,00
Nel mondo vi sono più di 140.000 varietà di riso, di esse 126 sono registrate in Italia, dove la sua produzione si estende su ben 200.000 ettari, per un raccolto complessivo di un milione e duecentomila tonnellate. Questi semplici dati ci danno un ragguaglio di quale importanza abbia avuto e abbia tutt’oggi la coltivazione del riso in Italia, non solo dal punto di vista strettamente economico, ma anche sociale e culturale. L’Italia non è soltanto il più grande produttore europeo di riso e quello che con le sue pregiate varietà offre un prodotto qualitativamente eccezionale, ma è stato anche il paese europeo che più di ogni altro ha generato e vissuto una sua ‘cultura’ del riso. Il riso ha modellato il paesaggio di vasti spazi di territorio agricolo, soprattutto del nord-ovest, ha creato sistemi di canalizzazione delle acque che hanno profondamente modificato il sistema ecologico della piana del Po corrispondente alla distesa delle risaie, generandone un’altro del tutto specifico rispetto a quello preesistente; ha trasformato la struttura delle antiche cascine legate alla classica coltura padana dell’erba medica per il foraggio degli animali da latte, abbinata alle grandi piantagioni di mais e di grano, costituita pertanto di stalle, di casere per la produzione del formaggio, di una serie continua di piccole abitazioni per le decine di famiglie di braccianti e lavoranti specializzati che risiedevano permanentemente nella cascina, in una serie di dormitori per le centinaia di lavoranti stagionali che provenivano da tutto il nord Italia e vi stazionavano solo per i mesi necessari ai lavori in risaia, mentre la struttura architettonica dei suoi ambienti e dei suoi spazi diventava funzionale ai bisogni di specializzate aziende agricole in grado di provvedere ai molteplici trattamenti che doveva subire il riso prima di poter essere immesso sul mercato, eliminando le stalle per la produzione del latte e gran parte delle coltivazioni agricole alternative al riso stesso. Più ancora il processo di coltivazione del riso fu una cultura, con le sue mondine, condivisa dall’intera popolazione del nord-Italia che trovò infinite modalità di espressione umana nella vita quotidiana di genti che potevano vivere nei più sperduti villaggi delle Alpi o degli Appennini, ma anche nei grandi borghi della pianura padana dal Piemonte al Friuli. Era una cultura che poteva partire dai canti legati alla lavoro in risaia, per passare alla rivendicazione e all’impegno per ottenere giustizia sociale e per finire negli infiniti modi in cui il riso è stato trasformato in cucina in alimento capace non solo di nutrire ma di rallegrare, con la bontà delle sue ricette, il desco famigliare sia dei più poveri che dei più abbienti. Oggi questa antica civiltà del riso è del tutto scomparsa. L’intero processo agricolo è totalmente meccanizzato e governato da tecnologie chimiche e biologiche. Tuttavia sarebbe un errore e un danno grave rimuovere dalla memoria storica quello che è stata la secolare cultura del riso in Italia. Sarebbe mutilare una parte sostanziale della nostra tradizione ed esperienza collettiva di vita. Lo scopo di questo volume è pertanto quello di offrire una finestra su quello che è stata la civiltà del riso, sia a partire dalle modalità materiali con le quale si lo coltivava, per passare alle espressioni spirituali e culturali che accompagnavano la fatica di chi lavorava in risaia. In quest’ottica vuole anche offrire la descrizione di una serie di percorsi per visitare i luoghi memorabili che troviamo lungo le strade del riso e che sono la traccia monumentale più certa di quel passato. |
Alfredo Morosetti – APPENNINO SELVAGGIO
Sentieri segreti fra la magia di antiche pievi, villaggi di pietra, memorie di un mondo perduto
Formato cartaceo 19X29 – Pag. 110 – EURI 12,90 – Formato Epub euri 4,90
Questa guida offre pochissime informazioni, se con esse intendiamo indirizzi, indicazioni di ‘mirabilia’ da contemplare, elenchi di monumenti che non si può fare a meno di conoscere. Inoltre l’Editore, che ha le sue manie e un brutto carattere, non tollera l’uso di aggettivi e avverbi di uso consueto nelle principali testate giornalistiche, che hanno il vantaggio di semplificare fino alla banana la comunicazione. Ha pertanto vietato espressioni tipo ‘panorama mozzafiato’, ‘rigorosamente naturale’, ‘assolutamente incantevole’.
In compenso questa guida cerca di trasmettere, per quanto possibile, delle esperienze, per usare un termine dannunziano, fatto proprio negli anni ’60 dalla cultura underground, vibratili. Insomma si viaggia, si percepiscono delle vibrations, cioè delle botte di umore, ti vengono delle idee e, fra una curva e l’altra, fra un rigo e l’altro, cerchi di dare loro una forma che non le ammazzi.
Fra le perversioni che stanno annullando il nostro mondo, il turismo rappresenta una ridotta, ma significativa, perché generalizzata, confusione dell’anima. Il turismo si fonda sull’idea del consumo a rischio zero. Esattamente come l’acquisto delle scatolette al supermercato, dove troverete scritto come aprirle senza farvi male, come cucinarle per godervele fino in fondo, quale sarà la data di scadenza della commestibilità del contenuto affinché non vi venga il mal di pancia, e poi ci sarà anche tutta una sfilza di informazioni su vitamine, lipidi, proteine, carboidrati. In genere la guida di un certo territorio è pensata nella stessa maniera di una scatoletta sullo scaffale di un supermercato e si propone di offrirvi tutta una serie informazioni affinché nulla possa farvi del male nel vostro vagare inutilmente da un posto all’altro.
Qui nulla di tutto questo. Nessuna informazione salvavita. I ristori e le osterie che vengono indicati, lo sono perché fanno parte dell’ambiente, perché sono parte della storia e della realtà del luogo. Quanto poi al resto di cui si parla, ci sono torrenti, case di pietra, saliscendi, boschi. Ci sono le tracce di un mondo scomparso, la memoria di qualche volto che ha fatto storia, l’inquietudine che ci trasmettono ‘paesaggi mozzafiato’, l’emozione di scoprire angoli sperduti ‘assolutamente incantevoli’, il piacere di ritrovare antichi sapori ‘rigorosamente naturali’.
Alfredo Morosetti – APPENNINO PIACENTINO: L’antica civiltà agro-pastorale, il territorio e i suoi percorsi
Formato Cartaceo 19X29 – Pag. 144 – euri 12,90 Formato Epub euri 6,00
Il vasto territorio che prendiamo in considerazione abbraccia quattro ampie vallate e inizia dove la vite cede il passo al castagno, al leccio, al faggio, alla quercia. Le vallate sono quelle dell’Arda, del Nure, della Trebbia, del Tidone. Il paesaggio straordinario di cui possiamo godere, salendo queste valli, è, per un verso, un miracolo di bellezza naturale, ma è anche il risultato del millenario processo di trasformazione che l’uomo ha impresso nella natura.
In questo volume troviamo i punti di riferimento basilari che ci servono per conoscere le caratteristiche generali di questo territorio, e, con esso, i percorsi che, a partire dalla collina, ci portano attraverso i luoghi più straordinari di queste vallate. Più ancora, ci offre la rievocazione della cultura e dei modi di essere più significativi della antica civiltà agro-pastorale che hanno costituito l’anima che ha dato identità a questo mondo.
Il modo di abitare e di vivere sulla montagna appenninica ebbe caratteri specifici e modalità assolutamente eccezionali: fu sostanzialmente una battaglia giornaliera per sopravvivere, usando tutti i mezzi possibili e sfruttando ogni risorsa spontanea che la natura mette a disposizione. Un mondo oggi scomparso, ma che è parte della memoria non solo storica, ma anche affettiva di tutti noi.
Alfredo Morosetti – APPENNINO E ALTA COLLINA PARMENSE: Il territorio, l’antica civiltà agro-pastorale, i percorsi
Formato cartaceo 19X29 – Pag. 180 – euri 11,90 Formato Epub euri 6,00
Il volume mostra l’ampia e variegata realtà dell’Appennino parmense sotto un duplice punto di vista. Da un lato, Il territorio inteso come ambito di risorse naturali che hanno consentito l’affermarsi e il durare di una millenaria civiltà agro-pastorale, e dunque, con esso, la descrizione e la memoria di un mondo oggi quasi totalmente scomparso, ma di cui non possiamo perdere la memoria. Un mondo fatto di case di pietra, di focolari sempre accesi, di uomini che vivevano a stretto contatto degli animali, sia domestici che selvatici, e che avevano nel bosco il più grande partner per garantirsi la sopravvivenza in una lotta quotidiana con la quale si traeva da ogni metro di terreno e da ogni risorsa naturale tutto quanto poteva offrire per poter andare avanti.
Dall’altro lato, una serie di percorsi esemplari lungo le vallate dell’Enza, del Parma, del Taro, del Ceno alla ricerca delle tracce materiali che ci parlano di questo antico mondo scomparso, ossia i paesaggi modellati dal lavoro millenario dell’uomo, le antiche pievi dove per millenni si è dato senso al vivere quotidiano, i castelli che hanno consentito la difesa del territorio, i villaggi di pietra dove le comunità hanno vissuto e condiviso il loro mondo.
Alfredo Morosetti RANE CASCINE ROGGE
Formato Cartaceo Pag. 110 EURI 10,00 Formato Epub euri 4,50
Le cascine che punteggiano la pianura della ‘bassa’ sono parte ineliminabile di un paesaggio che è, ad un tempo, un fatto geografico ed uno stato dell’anima. La cascina è parte di un modo di sentire il mondo, e, più che nello spazio esteriore, è inscritta nella nostra memoria sentimentale, perché dentro quei mattoni avvertiamo il permanere di un vago tepore di quegli affetti che ci hanno legato alle cose, all’agire, al parlare, al nostro desiderare che le cose possano prendere una direzione piuttosto che un’altra. La cascina è il simbolo e l’occasione per un tuffo in un mondo mai dimenticato, e indimenticabile, di pomeriggi domenicali in osterie di campagna dove, fra un piatto di pesciolini fritti, un fiasco di vino e un piatto di affettati, si ride e si scherza bonariamente e si parla con tutti, col sottofondo di musiche strimpellate da una fisarmonica o da un organetto. E’ la memoria di una vita semplice, diretta, piena, vera. Questo volume ha questa ambizione: dare qualche utile indicazione affinché qualche autentico frammento di questo mondo, che non è solo mattoni, tegoli, stalle, ma un modo di vivere, di dare sapore ai cibi, alle relazioni che ci legano gli uni con gli altri, possa essere ritrovato e gustato in piena soddisfazione di cuore e di mente.

ALFREDO MOROSETTI – IL MONDO SCOMPARSO
L’antica civiltà rurale dell’Appennino Ligure e Tosco-Emiliano: il ciclo del tempo e il vivere quotidiano, i mestieri e le risorse materiali, le tradizioni e la vita dello Spirito – Formato Epub euri 6,00 – pag. 120 circa
Il mondo di cui parliamo, in termini strettamente geografici, comprende, da ovest ad est, un’area territoriale chemdal passo di Cadibona, sopra Savona, raggiunge l’Appennino bolognese e qui si ferma, perché poi si entra nell’Appennino romagnolo che, pur presentando un’evidente continuità territoriale, è in realtà in mondo culturalmente differente da quello di cui parliamo, più simile a quello dell’Appennino umbro-marchigiano che a quello che, impropriamente, chiamiamo ligure e tosco-emiliano, giacché, se è vero che a sud comprende la Lunigiana e la Garfagnana, che sono per convenzione territorio toscano, è anche vero che il tratto culturale ligure, soprattutto per la Lunigiana, è di gran lunga prevalente su quello toscano, così come in Garfagnana gli elementi della cultura appenninica ligure ed emiliana sono prevalenti su quelli toscani. Stiamo parlando di un mondo che, nel corso dei secoli, si è accoccolato in villaggi che si aggrappavano ai fianchi, se non sulla cresta di montagne, la cui altitudine si aggirava fra gli 800 e i 1200 m.. Stiamo dunque parlando non di borghi collinari, situati fra i 200 e i 400 metri di altitudine, ma di villaggi di poche decine, al massimo di un centinaio di case, che per secoli hanno lottato contro tutto, ossia contro ogni avversità possibile, per continuare a vivere. Certo più a valle sorgeva sempre un borgo di più consistenti dimensioni e maggiore complessità sociale, che faceva per questi villaggi da punto di riferimento per necessità di ogni tipo, da luogo di mercato e di scambio e da centro amministrativo e politico. Era il luogo dove c’era il palazzo comunale con i suoi uffici, la stazione dei Carabinieri, spesso un albergo e di sicuro locali di svago un poco più brillanti delle piccole, quando c’erano, osterie di montagna. Era il luogo dei negozi, del mercato settimanale dove si acquistavano il sale, lo zucchero, il caffé, il baccalà, il petrolio per le lampade e tutti quegli oggetti che più in alto non si era in grado di produrre da sé: le scarpe, le stufe, i piatti, le posate, gli aghi. In cambio si portava il vitello appena nato o l’agnello da latte, qualche prodotto dell’orto, le uova, qualche forma di formaggio, i funghi, i tartufi, gli uccelli catturati vivi e messi in gabbiette di legno che servivano ai cacciatori come richiami viventi. Le eccedenze più grosse, di mais o di frumento, erano destinate a qualche grossista con cui si era in parola e che s’incaricava lui stesso di far insaccare e di ritirare, grazie a mulattieri di sua fiducia. Per tutto il resto si faceva da sé. E questo era cosa straordinaria, perché riuscire a vivere per lo più grazie a un pezzetto di terra ritagliato sui fianchi di un monte, grazie a qualche animale, grazie a qualche mestiere che nessuno più a valle avrebbe saputo o voluto fare, è stata un’impresa titanica, più gloriosa di qualsiasi altra di cui vantarsi, fosse stato anche vincere una guerra.” E’ un mondo che si è letteralmente dissolto come neve al sole. In un attimo e all’improvviso. Si è dissolto nel senso più pieno del termine, perché non solo non esiste più materialmente, vale a dire con le sue risorse e il suo stile di vita quotidiano, ma si è dissolto soprattutto spiritualmente, cancellando quel modo di interpretare il senso dell’esistenza e quel codice morale di assoluta fedeltà al proprio ambito di relazioni con gli altri, che più di ogni altra cosa lo aveva informato.” Oggi l’Appennino, i villaggi dell’Appennino montano ligure e tosco-emiliano, sono in gran parte deserti. Spesso non sono abbandonati, perché i figli e i figli hanno tenuto la casa degli anziani e la abitano qualche settimana all’anno, come casa di vacanza. Ma anche le case che sono abitate tutto l’anno sono altra cosa. Persino chi è rimasto e fa il lavorodei suoi vecchi, cioè l’agricoltore, non ha più nulla in comune con il passato. E non solo per la potenza dei nuovi mezzi meccanici, ma perché lavora essenzialmente come un piccolo imprenditore seguendo precise norme statali e producendo per mercati di dimensioni nazionali e spesso internazionali. Lo stesso chi è rimasto e però, grazie all’auto, lavora in città, macinando ogni giorno un centinaio di chilometri. In altre parole, non c’è differenza alcuna fra un cittadino e chi vive in un villaggio di montagna. Sono entrambi, sotto ogni punto di vista, sia mentale che materiale, lo stesso personaggio. Lo stesso uomo, solo lontani in linea d’aria qualche manciata di chilometri.
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Alfredo Morosetti – IL MANGIARE PERDUTO- Alimenti e ricette dimenticati della cucina tradizionale italianaFormato epub pdf – pag.130 circa – euri 5,00
La vastità della cucina tradizionale italiana è immensa, quindi è vano supporre di poterla fotografare ed esaurire in modo definitivo in un qualunque libro. Varianti di piatti noti, ricette sconosciute verranno sempre fuori, anche perché, per buona parte, la cucina italiana non solo è ampiamente popolare e contadina nella sua realtà creativa originaria, ma persino legata a piccoli borghi e più ancora ad usi famigliari. Dunque troveremo sempre un ricettario casalingo dove l’esecuzione di una ricetta, anche universalmente conosciuta, è modificata per ingredienti, proporzioni, accenti di sapore. Tuttavia dobbiamo pensare che questa immensa e quasi inesauribile miniera è oggi quasi del tutto priva di minatori che riportino in superficie le sue preziose rocce minerali, anzi, che persino si abbia ancora memoria della quantità di cose che sono sepolte sotto quei cunicoli. Fatte salve alcune ricette tradizionali note e stranote e purtroppo molto spesso travisate in nome di un assurdo salutismo che impone di alleggerire i contenuti quantitativi di certi ingredienti, anzi vieta come fossero veleno grassi storici come lo strutto, il lardo oppure impone un uso se non col contagocce del burro e della panna, al di là di poche decine di queste fortunate ricette, regione per regione, rimaste nella memoria storica, ben difficilmente avrete assaggiato quell’ampia varietà di piatti che un tempo erano d’uso comune. Lo scopo di questo volume è dunque quello di contribuire alla memoria storica di piatti che ben difficilmente assaggerete in una trattoria o in un ristorante, per quanto bravi e capaci possano essere i loro conduttori nel proporre una cucina tradizionale sincera e di qualità. Forse alcuni di essi li avrete provati ogni tanto in casa, se la nonna o la mamma hanno conservato la memoria di quanto mangiavano da bambine e la passione per riproporre quei sapori nuovamente in casa. Ma si tratterà sempre di pochi piatti, non certo dell’ampia gamma di ricette che un tempo permettevano di trasformare ogni alimento, anche il più povero, in una serie di opere di alta maestria gustativa, al fine proprio di renderlo appetitoso e non stucchevole. |
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Alfredo Morosetti – IL CHIANTI E LA SUA ANTICA CIVILTA’ RURALE : Il territorio, la civiltà rurale, i percorsi in auto e in biciclettaSolo formato Epub/PDF euri 6Il paesaggio che oggi vediamo, questa straordinaria tavolozza di colori, è principalmente il risultato dell’organizzazione socio-economica delle campagne toscane, in relazione all’antico istituto della mezzadria, ossia del fare a metà di ogni ricavo fra il padrone del fondo e il suo affittuario; e siccome questa situazione contrattuale spingeva nel senso non della monocoltura, tipica del grande latifondo, ma della parcellizzazione di ogni attività agricola al fine da dare alla famiglia dell’affittuario una solida base di prodotti di base per l’autoconsumo, dunque non soggetti ai capricci del mercato, occorreva una struttura abitativa adatta a svolgere le numerose funzioni che i diversi prodotti coltivati e gli animali allevati. |





