IL SOLDO DEI LANZICHENECCHI

Lantzkenetch’s Haupt Kommanderie in Ingelfeld, Bassa Sassonia

Ore 14 del 3 maggio 2212 – Tenda del Capitano, Barone Miki von Sigerung

– Kommandant, bitte. Sono arrivati i Vikinghi. Cinque navi lungo il fiume. In ognuna di

essa un Beerskin. Dicono che li tengano incatenati anche fra loro, perché basta un niente

per farli andare fuori di testa e allora potrebbero fare qualunque cosa, sfondare la chiglia

di una nave, ammazzare una ventina di loro compagni. In tutto 120 pirati.-

– Danke, Sargent. Cosa propongono?-

– Di unirsi a noi con l’impegno dell’assalto in prima linea, in cambio del 10% del bottino.

– Se lo immaginano grosso, dunque! Bene, convocate lo Stato Maggiore, sentiamo cosa

ne dicono. –

Ore 15 del 3 maggio 2212 – Tenda del Capitano, Stato Maggiore al completo

– Signori, in primo luogo la questione di fondo. Vi annuncio che il Langravio d’Austria ha

dato il suo consenso al passaggio della nostra Compagnia, purché sia certo che non ci

saranno saccheggi e violenze sul suo territorio. Chiede, a titolo di ricompensa e garanzia

5mila pezzi d’oro, a fronte del fatto che ogni 50 chilometri troveremo sufficiente biada

per i cavalli, grano vino e animali da macello per la truppa. Se scenderemo dal Tirolo e

poi per il Lichtenstein, il percorso sarà più lungo, ma assolutamente sicuro e la sorpresa

certa. Raggiungeremo Ginevra, poi Berna, infine Zurigo. Al confronto il sacco di Roma,

una bagatella per liceali. Chiedo il vostro parere.

Approvazione all’unanimità

– Signori, seconda questione. E’ arrivata una squadra navale vikinga. Chiedono di unirsi a

noi per l’impresa in cambio del 10% del bottino. Garantiscano che saranno gli assaltatori

di prima linea. Io sono per accettare la proposta per due ragioni. Qualche soldato di

provato valore in più ci sarebbe di grande aiuto, specie quando si tratterà di assaltare

all’arma bianca le mura della banche svizzere. In secondo luogo, rimandarli indietro non

sarà facile. E di tutto ora abbiamo bisogno meno che di uno scontro armato con dei

vikinghi.

– Qualche mormorio. Infine il generale consenso.

In quattro giorni i 1200 uomini della Compagnia di Lanzi “Die Belle Rosina” e 120

Vikinghi del conte Hjörg del fiordo di Skannenberg raggiunsero il Lichtenstein. Il quinto

giorno entrarono in Svizzera, puntando su Ginevra o meglio la sede centrale del Credìt

Suisse. Tutte le succursali lungo il percorso furono ignorate e attraversarono i diversi

cantoni in un clima di raggelante lunarità. Nessuna resistenza, nessun quadrato svizzero

che gli si facesse incontro, tutti i villaggi completamente vuoti, essendosi gli abitanti

rifugiati sui monti con animali e masserizie di valore. Le case completamente aperte per

evitare inutili sfondamenti di porte e traboccanti di cibo, perché mangiassero e bevessero

e non facessero, per quanto possibile, scempio di esse.

In due giorni raggiunsero Ginevra, che parve loro pulita, ordinata e dal traffico ben

regolato.

Il vigile, come è naturale, fu impeccabile nella sua formale gentilezza, quando gli

chiesero la strada per il Credìt Suisse. Col suo tedesco dal forte accento francese fu

precisissimo nell’indicare la strada. Volle, anzi, disegnare con una matita rossa il percorso

sulla cartina di Ginevra che il Capitano Miki von Sigerung aveva ricevuto dalle signorine

dell’ufficio turistico incontrato lungo il lago.

In mezz’ora, marciando ordinati sui marciapiedi in fila per tre e cantando l’inno “Unsere

Liebe Frau”, raggiunsero il Credìt Suisse. Nessun assalto a spade sguainate. Le porte

completamente spalancate. Il portiere salutò rispettoso, sollevando il cappello, e

s’incaricò di indicare loro l’ufficio del direttore, il quale li ricevette cordiale e premuroso.

A richiesta, accompagnò il Capitano Miki e il conte Hjörg, seguiti dalle loro soldataglie

schiumanti di ansia da prestazione, nella “sala del tesoro”, ovvero nel gran caveau

sotterraneo, la cui immane porta blindata aprì schiacciando sornione qualche pulsante.

Completamente vuota. Il Capitano puntò alla gola del direttore la punta della sua spada e

chiese minaccioso: “I soldi, i talleri, i ducati, i dobloni, dove sono?”

Sorrideva smaliziato e divertito, il direttore, quando indicò un enorme computer lì

accanto. Un beerskin poliglotta che capiva tedesco e francese, sollevò allora la sua

possente ascia da guerra e di netto troncò in due la gelida macchina contabile. Ma non

uscì da essa alcuna moneta, solo le scintille di fili elettrici spezzati e il loro ronzio da

mosca impazzita in volo.

“Ma come – disse il direttore – non ve lo hanno detto? La ricchezza non esiste più. Se la

sono presa i software, che sono una specie di angeli immateriali che agiscono secondo i

voleri di un’intelligenza superiore a noi sconosciuta e l’hanno consegnata al Dio che li ha

creati, perché gli uomini tornassero alla condizione di animali, dalla quale il Dio del bene

e dell’oro li aveva sollevati”.

Così i 5 beerskin, che erano nervosi e impulsivi, ma non cretini, compilarono il modulo

per essere assunti in banca, mentre gli altri vikinghi s’informavano per ricevere in

Svizzera lo status di rifugiati politici che scappavano dalle brutte guerre e i Lanzi

chiesero di essere assoldati come lavoratori stagionali nel settore della vigilanza notturna.

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