Alfredo Morosetti – LE STRADE DEL SALE – La memoria, i percorsi, la civiltà rurale – Formato cartaceo19X29 Euri 11,90
Alfredo Morosetti VIAGGIO LUNGO IL PO IN AUTO E IN BICICLETTA: PERCORSI, MEMORIE, MERAVIGLIE
Alfredo Morosetti – ANTICHE PIEVI ROCCHE E CASTELLI RISTORI E RELAIS DI CAMPAGNA FRA ALTO E BASSO MONFERRATO
Un territorio che conta mille e più anni di storia, tutti caratterizzati da una sorprendente armonia fra la cultura aristocratica e nobiliare, di cui non solo i castelli, ma lo stile e l’approccio quotidiano di vita, ci testimoniano la grandezza e il gusto inimitabile per tutto ciò che è bello e ben fatto, e la civiltà rurale che, a sua volta, si mostra in tutta la sua straordinaria creatività nel trarre dalla terra e dalle necessità materiali di vita quanto di meglio e ben abbinato si può immaginare nel combinare sapori e profumi. Ecco il Monferrato, oggi, è questa mirabile sintesi fra il senso aristocratico della vita e la laboriosa inventiva del mondo rurale.In questo volume i percorsi per scoprire scorci paesaggistici e costrutti architettonici di incantevole armonia, ma anche i luoghi dove ritrovare, in tutta la sua forza vitale e sapiente orchestrazione, la sinfonia di sapori e di profumi che ci viene offerta dai cibi e dai vini di questa terra.
Alfredo Morosetti – IL MARE ETRUSCO IN BICICLETTA : Viaggio lungo le città etrusche del Tirreno
Solo formato Kindle – euri 6,04
Lo scopo di questo volume è duplice. Per un verso vuole essere una sorta di prima introduzione e guida di riferimento alla civiltà etrusca, sia sotto il profilo storico e culturale, sia sotto il profilo concreto di dare informazioni e modi di orientarsi fra i resti archeologici che via via si andranno a scoprire lungo il percorso. Per altro verso, è l’idea di trasformare questo vagabondaggio colto anche in un’esperienza unica e del tutto personale, attraverso una conoscenza quasi fisica del territorio dove vissero gli Etruschi e che offre, oggi come ieri, panorami e paesaggi di sublime intensità e ineguagliata bellezza. Il paesaggio della campagna toscana e dell’Alto Lazio, la Tuscia laziale, è unico al mondo e solo un mezzo come la bicicletta (o, in alternativa, quello del cavallo di San Francesco) riescono a farcelo interiorizzare nel modo più completo e appassionato. La velocità dell’auto ce lo rende in qualche modo astratto e superficiale come fosse una serie di cartoline che si susseguono l’una dopo l’altra. Solo il contatto diretto con la strada, con il territorio, con i suoi profumi e odori e i suoi suoni, con la possibilità di fermarci con tutta calma dove uno scorcio ci ha particolarmente incantati, ci rende giustizia di tanta bellezza e trasforma la nostra fatica in qualcosa di esteticamente vivo e appagante. Un viaggio, insomma, di cui non potremo mai scordarci perché avrà unito in un tutt’uno, curiosità e conoscenza intellettuale con l’emozione estetica, a sua volta unita con la soddisfazione dell’impresa fisica, dello sforzo muscolare e dell’avere saputo mettersi alla prova.
Alfredo Morosetti – IL CHIANTI E LA SUA ANTICA CIVILTA’ RURALE : Il territorio, la civiltà rurale, i percorsi in auto e in bicicletta
Solo formato Kindle euri 6
Il paesaggio che oggi vediamo, questa straordinaria tavolozza di colori, è principalmente il risultato dell’organizzazione socio-economica delle campagne toscane, in relazione all’antico istituto della mezzadria, ossia del fare a metà di ogni ricavo fra il padrone del fondo e il suo affittuario; e siccome questa situazione contrattuale spingeva nel senso non della monocoltura, tipica del grande latifondo, ma della parcellizzazione di ogni attività agricola al fine da dare alla famiglia dell’affittuario una solida base di prodotti di base per l’autoconsumo, dunque non soggetti ai capricci del mercato, occorreva una struttura abitativa adatta a svolgere le numerose funzioni che i diversi prodotti coltivati e gli animali allevati.
La celebre casa colonica rispondeva perfettamente a questa esigenza. A questa funzionalità pratica, dobbiamo aggiungere l’eleganza architettonica, che discende direttamente dall’impareggiabile stile figurativo che ha contraddistinto città, borghi, palazzi della civiltà tardo-medioevale e rinascimentale toscana. Un viaggio nel Chianti è la riscoperta di quest’antico mondo rurale, che, per molti versi, è stato saggiamente conservato, nelle sue espressioni architettoniche e paesaggistiche, anche in una situazione sociale ed economica del tutto diversa.
I percorsi proposti suggeriscono l’abbinamento di auto e bicicletta. L’auto è necessaria per i tratti di salita ripida, che solo persone molto in forma possono superare in bicicletta; peraltro l’auto ci permette, in tempi ragionevoli, di fare tutta una serie di percorsi che, se solo in bicicletta, occorrerebbero tempi lunghissimi. Se l’idea è quella di attraversare le colline del Chianti con un mezzo a passo lento come appunto la bici, allora esiste un solo modo perché i due mezzi lavorino in sinergia e non siano di intralcio l’uno all’altro: si tratta di delineare percorsi circolari, grazie ai quali, lasciata in un certo luogo l’auto, è possibile ritornare ad essa dopo avere fatto in bici un giro che riconduce al punto di partenza senza dovere fare al contrario la strada già percorsa.
Alfredo Morosetti – LA VIA DEGLI ABATI: 120 KM DI SENTIERI, 1500 ANNI DI STORIA
Formato cartaceo 19X29 – Pag. 116 euri 11,90 – Formato Kindle euri 6,17
Se vi è un fenomeno culturale di massa che contraddistingue nel profondo la società medievale, questo è il pellegrinaggio. In termini strettamente temporali, dura quanto e più della società medioevale stessa, giacché i suoi albori sono da individuarsi già ancora nel tardo impero romano e, in epoca moderna, mostra ancora una notevole vitalità.Il pellegrinaggio appare agli occhi degli uomini del medioevo come l’allegoria stessa della propria condizione esistenziale. Una sorta di grazia attraverso la quale i limiti della carne, dello spazio e del tempo, e dunque la strada reale, la veste e la fatica, la santità della meta, sono usati come immagini e simboli di un viaggio di trasfigurazione di sé verso la casa del Padre, purificati del male che ci ha costretto alla falsa immobilità dello stare e del suo possesso. Il fenomeno interessò imperatori, re, principi, conti, vescovi, mercanti, poeti, maniscalchi, mascalzoni, servi della gleba. Milioni di uomini che si muovevano da ogni parte di Europa e percorrevano migliaia e migliaia di chilometri verso innumerevoli mete, ma di cui le più agognate furono il Santo Sepolcro di Gerusalemme, la tomba di San Pietro a Roma, il sepolcro di San Giacomo a Compostela in Galizia, nel nord della Spagna. Lungo il percorso vi era per tutti l’obbligo di prestare soccorso al pellegrino che avesse bussato alla porta. Lo si doveva ospitare e rifocillare, tuttavia il sistema dei monasteri medioevali era riuscito a creare una rete di piccoli punti di rifugio ad un giorno di marcia l’uno dall’altro per cui, se non ci si perdeva nei boschi, si trovava un luogo sicuro ove dormire e rifocillarsi. Al calare della sera, questi piccoli centri monastici, chiamati xenodochia (case per ospiti), iniziavano a far risuonare la loro campana di modo che la certezza della loro esistenza e la direzione da prendere fosse ben chiara agli eventuali pellegrini.
Oggi assistiamo ad una diffusa ripresa del ‘pellegrinaggio’, in particolare verso Santiago di Compostela e San Pietro a Roma. Diciamo, per correttezza, che questi percorsi verso i santuari cristiani di Roma e di Santiago, hanno ben poco a che spartire con lo spirito dell’antico pellegrinaggio medioevale. Non solo perché avvengono in condizioni di totale sicurezza, ma perché rappresentano una semplice vacanza e non il compimento di un percorso di purificazione attraverso la penitenza.
Se siamo consapevoli di questo, tutto ci parrà più semplice e persino più vero, e così avremo modo, durante il percorso, di essere riflessivi verso noi stessi e verso quello che stiamo facendo, di usare il percorso e il tempo che gli abbiamo dedicato per fare un reale tuffo nella storia, nell’arte, nel recupero della memoria di mondi e modi di stare al mondo che stanno dissolvendosi senza lasciare traccia.
Per altro verso, bisogna dire che fra le molte possibilità di fare un lungo percorso a piedi, seguendo un tracciato preordinato, quella della ‘via degli abati’ è sicuramente una delle migliori perché si attraversano quasi interamente, con pochissimi tratti di strada asfaltata, sentieri fra boschi, valli e monti, incontrando paesaggi di una straordinaria intensità e bellezza; e, lungo questo insolito tragitto, ci imbatteremo in antichi casolari in pietra, villaggi spesso disabitati, pievi e chiesette millenarie, la cui struggente e composta solitudine ci toccherà il cuore e ci permetterà di ricordare un mondo ormai scomparso, non solo quello medioevale, ma quello della antica civiltà rurale, ormai del tutto cancellato e rimosso nella coscienza collettiva.

Alfredo Morosetti – LE VALLI DEL PIACENTINO: Territorio, Cultura, Percorsi eno-gastronomici
Formato cartaceo 19X29 – pag. 103 – euri 9,90
Davvero straordinario il paesaggio. E’ veramente unico, perché unisce, in un solo territorio, entro spazi, dal punto di vista chilometrico, molto ristretti, i più diversi panorami. La pianura e la “bassa”, subito a ridosso del Po, la collina, l’alta collina, la montagna. Il segreto di questo paesaggio così vario e così incantatore sono sicuramente i cinque corsi d’acqua con le rispettive valli che lo attraversano: il Tidone, il Luretta, la Trebbia, il Nure e l’Arda. Ognuna di queste valli ha la sua precisa caratterizzazione e tutte defluiscono nella grande pianura che costeggia il Po e che ha, a sua volta, un fascino estasiante in qualunque stagione. Di primavera col contrasto del verde e il rosso dei mattoni dei vecchi cascinali in lontananza; d’estate fra l’oro del grano e il rosso tremolante di caldo delle costruzioni che sale fino all’azzurro del cielo, fattosi pallido per il suo lungo amore coi vapori della terra. Di autunno e d’inverno, fra le brune e le nebbie, l’improvviso emergere del chiaro della pietra di un casolare o il nero di un filare d’alberi spogli in attesa che sarto Marzo gli provi il nuovo vestito. Ogni minuscolo borgo meriterebbe una sosta per questo o quel cascinale, per questa o quella osteria, per questo o quello struggente attimo di eternità che invano cerchiamo di fermare con lo sguardo che si fissa sulla bellezza dei campi.





