E’ ripresa in grande stile l’offensiva degli sbarchi, portandosi dietro il suo alone pestilenziale di buoni sentimenti da ammannire e di cui chiedere il conto alla povera gente (quanto ti duole la morte di ben 100 affogati? Dimmi lurido abbuffone). Quella che, anche sentendosi a disagio nell’aderire entusiasta, si oppone in modo ridicolo sullo stesso piano, facendo a gara a chi è più buono: impedire gli sbarchi è salvare vite umane perché così la più parte dei neo consumisti in attesa di imbarco sulla giostra del capitalismo multimediale, virtuosamente virtuale, eviterebbe di correre il rischio di salire su di un barcone. Più patetici ancora, quelli che riducono la cosa ad un fatto di bottega, ossia vi vedono un traffico lucroso di vite umane e guadagni da tenutarie di lupanare sia da parte dei manovali, organizzati in corporazioni terroristiche, sia da parte di anonimi biechi figuri che da dietro il cristallo delle vetrate dei loro grattacieli a New York finanziano tutta la danza.
Ma non è così. Quello che si vuole non è lo sbarco fisico dei cinghialoni neri. Quello che si vuole è il loro sbarco mentale nella testa dei sedentari, bolsi di comodità, ma ormai troppo esausti per continuare l’ingozzo. Lo sbarco fisico, la benevola e universale accettazione dello sbarco fisico, non sarebbe altro che l’esame di stato, la certificazione burocratica che ti sono sbarcati nella testa e dunque sei stato promosso.
E’ la tua testa che vogliono; vogliono che da essa tu rimuova qualsiasi barriera e la tenga ben liscia e uniforme ad alzare qualsiasi ostacolo nei confronti dell’andare e venire di qualsiasi cosa, ossia di qualsiasi messaggio che il sistema mondiale di adattamento al mondo ha inventato per la felicità del mondo. Tu non devi fare resistenza, tu devi solo aderire, tu devi dimenticare tutto quello che ti sei creduto di essere o qualcuno che non sia la BBC ti ha detto che dovevi essere, e devi lasciarti guidare dal flusso di messaggi che rende mondiale vivere il mondo come è bene viverlo per il bene del mondo. Non devi credere a nulla, se non che non c’è nulla in cui credere e che tutto quello che adesso ti pare, potrebbe fra un attimo essere superato. Ti credi uomo? Non sai quanta donna c’è in te. Credi che iphone X sia insuperabile? Aspetta e vedrai cosa sapranno fare i microchips che ti metteremo sotto pelle. Credi di avere un passato? Non essere ridicolo, c’è tutto un futuro da testare e gustare, che ti mostrerà quanto assurdo è stato il tuo vivere di ieri. Dimenticalo, dimenticati. Tu devi solo aderire, solo aderire, solo aderire. Al resto pensiamo tutto noi, proprio come quando sali di un aereo. Noi chi siamo? Ma dai non essere ridicolo. Noi non siamo nessuno, ma siamo tutti voi. Siamo il sistema. Voi con noi, noi con voi. Occhio, la disposizione sintattica è essenziale. Se fosse: “noi con voi, voi con noi”, sarebbe tutto diverso e sarebbe una follia, un’antica follia, quella medioevale. Ma adesso abbiamo finalmente rimesso per il verso giusto le cose. Comandiamo finalmente tutti, cioè nessuno, vale a dire noi, che siamo quelli che diciamo che a comandare siete voi, cioè tutti noi. Si, voi, con le vostre scelte, con i vostri gusti, con i vostri capricci, con le vostre preferenze. Si, noi siamo voi, siamo il mondo, tutto il mondo, che non accetta nulla meno che il mondo e dunque che non discrimina, che non pone limiti, che non fa differenze, che non ammette casi e ricordi. Siamo quelli che abbiamo piallato le montagne e vi abbiamo dato la grande pianura, perché possiate pascolare voi con noi, noi con voi. Per sempre.

