L’editore Rizzoli pubblica, ancora nel 1995, una serie di brevi saggi di E. Nolte con il titolo “Gli anni della violenza”, dedicati alla comprensione della rivoluzione russa e del fenomeno del totalitarismo che da essa si riversa nel modo sia nella forma del comunismo che in quella del fascismo.
In uno di questi brevi, ma acutissimi saggi, leggo una definizione sorprendente e, a mio avviso, geniale, la “Sinistra perenne”. Cosa intende con questa definizione? La creazione, da parte del gruppo dirigente bolscevico, subito dopo la presa del potere, di una ideologia religiosa invincibile, perché impenetrabile all’esperienza e alla disamina razionale dei fatti. Nella Russia sovietica essa trova finalmente una sua coerenza logico-mitologica definitiva, ma questa ideologia è stata sempre presente, magari in forme abbozzate, all’interno della civiltà occidentale.
Si badi, non la chiama l’ideologia del “Socialismo o del Comunismo perenne”, bensì della “Sinistra perenne”. Per quanto imparentate, soltanto la Sinistra perenne presenta caratteri che attraversano i secoli e accoglienza in ogni ambito sociale e intellettuale. E’ accolta dalla casalinga come dal professore universitario, dallo studente fuori corso e dal disk jockey, dall’imprenditore di larghe vedute e dal suo ragioniere frustrato, dall’ebreo critico e dal cattolico benpensante, dall’ateo con un cuore e dal nichilista con una coscienza.
In che cosa consiste il suo contenuto? Se sapete non solo guardare, ma anche vedere i cartelloni di Oliviero Toscani, ve lo trovate tutto e del tutto spacchettato. Sono quelli che vogliono che finalmente la ragione domini la vita politica e sociale delle nazioni. Dunque basta guerre, basta fame, basta malattie (almeno quelle infettive), basta ingiustizie, cioè diseguaglianze; finalmente un mondo senza frontiere, senza steccati; una società senza poveri, senza ignoranti, senza prepotenti; una società finalmente di gente e soltanto di gente, ovvero di individui quasi del tutto simili, tutti con uno stipendio sicuro, tutti tutelati per quanto riguarda la salute e il lavoro, che è compito della società distribuire in modo equo a tutti, come fosse un pezzo di pane da dividere fra fratelli; tutti concordi nel modo di pensare, ovvero tutti tenuti a pensare in modo concorde e capaci di trarre dalle piccole cose di ogni giorno, la barzelletta del capoufficio, il week end al mare, l’acquisto del cellulare nuovo, la serata al concerto, la zingarata con gli amici di sempre, il senso pieno della vita.
Diciamo che è l’idea di avere da costruire, tutti insieme, tutti quelli di buona volontà, un mondo senza conflitti. Per questo via le frontiere, per questo via qualunque diseguaglianza, anzi qualunque differenza, giacché allungando chi è in basso e accorciando chi è in alto, questa sarebbe la formula magica per sanare qualunque regione di rivalsa e di contrapposizione. E’ il sogno di sempre dell’uomo medio, quello che è troppo limitato per pensare in maniera coerente e conseguente, ossia per confrontarsi con i fatti, ma non così modesto per ritenere di non avere diritto ad avere un’opinione su tutto. Il mondo senza conflitti, dove, giorno dopo giorno, sappiamo che avremo un altro giorno del tutto eguale a quello venuto prima e del tutto tranquillo e soddisfacente esattamente come quello che abbiamo appena terminato.
Come hanno potuto i bolscevici elaborare una sistema ideologico di questo tipo, che – si badi bene – caduto ovunque il comunismo nel fallimento, nella vergogna, nell’orrore, rimane, soprattutto oggi, è più vivo che mai, al punto da essere fatto proprio da tutti i benpensanti del mondo ed essere persino sbarcato trionfalmente nell’America, la nazione che nasceva dall’idea di essere non eguale, ma completamente differente da tutte le altre?
La riflessione di Nolte è acuta. Ora quando i bolscevici vanno al potere e proclamano l’intenzione di creare una nazione socialista che sarebbe stata la piattaforma per la rivoluzione proletaria mondiale, la cose apparve a tutti i socialisti dell’Europa occidentale e persino alla più parte degli intellettuali che avevano fatto con Lenin il famoso colpo di stato, spacciato per rivoluzione, una pretesa assurda e persino eretica. La dottrina marxista, infatti, proclamava se stessa essere ‘scientifica’, ossia non basarsi su astratte idealità, bensì su di una capacità da laboratorio di prevedere il corso della storia e mostrare gli sviluppi necessari, sul piano dell’organizzazione sociale, a partire dallo sviluppo delle forze produttive. Il socialismo sarebbe stato possibile solo nelle società dominate dal sistema industriale capitalistico. Dunque proclamare ‘socialista’ la rivoluzione russa, un paese ancora semifeudale, equivaleva a gettare nel cesso Marx e il suo libro “Il capitale”. Per essere chiari: se in Russia fosse stata realmente in corso una rivoluzione socialista, allora voleva dire che il marxismo era scientifico come l’astrologia.
Il gruppo dirigente bolscevico, attaccato al potere come una patella allo scoglio, diede allora prova di una straordinaria capacità creativa. Inventò il Terzo Mondo. In estrema sintesi cosa è l’idea del Terzo Mondo? E’ che nel mondo ci sono i ricchi e i poveri, non i capitalisti e i salariati. E’ l’idea che un gruppo di privilegiati, di nazioni privilegiate, vive a sbafo di tutto il resto del mondo, saccheggiando le materie prime che appartengono al mondo degli esclusi. E’ l’idea che il mondo si divide in oppressi e oppressori e che gli oppressi sono tutti coloro che sono fuori dal muro che protegge e rende possibili i privilegi dei ricchi, mentre chiunque è all’interno del muro è in ogni caso dalla parte degli oppressori. Immagina che i privilegiati siano esseri spregevoli pronti a tutto per di salvaguardare i loro privilegi, al punto di scatenare guerre mondiali e stragi di ogni tipo, se utili a conservare il loro potere (vedi 11 settembre, ad esempio), giacché se non ci fossero questi privilegiati, quale popolo sarebbe così demente da preferire la guerra alla pace?
Ora questa ricostruzione del marxismo perde ovviamente ogni riferimento alla ‘scientificità’ dell’analisi dello sviluppo fra forze produttive e rapporti di produzione (del resto a chi potrebbe interessare sul serio una simile cagata?), ma in compenso prende un’eccezionale forza emotiva che riesce ad entrare nell’immaginario affettivo di chiunque abbia del risentimento riguardo alla sua posizione nel mondo, dunque, a prescindere dalla sua reale condizione materiale e dai suoi reali meriti, lo conforta del fatto di sentirsi, a torto o a ragione, un fallito, un povero infelice. E questo spiega benissimo come possa far parte della “Sinistra perenne” l’imprenditore, il banchiere, l’impiegato di stato, la cantante di successo, la casalinga avvizzita, il disoccupato, lo studente fuori corso, il giornalista televisivo, mentre difficilmente lo sarà l’operaio che, messosi in proprio, apre una sua officina, sputando sangue per non essere sbranato dal fisco che è la mano destra della “Sinistra perenne”.

