Secondo alcuni ci sarebbero dei diritti di natura. Non si rendono conto dell’insensatezza di quello che dicono. In natura non ci sono diritti di sorta, c’è solo l’eventualità caotica del caso e la forza di chi è più forte. Per esserci un diritto occorrerebbe una ragione che lo individui e che lo giustifichi. Occorre dunque che ci sia la Ragione perchè ci sia un diritto. La Ragione è parte della natura? Se si, si deve dire allora che ha ragione chi ha più ragione, ossia chi ha più forza. Ma ciò sembrerebbe qualcosa di pleonastico, non c’è alcun bisogno di affermare che il diritto è il diritto del più forte, basta essere il più forte e si ha tutto il diritto che si vuole senza bisogno di inutili proclami.
La Ragione non è parte della natura, allora vuol dire che quando afferma un diritto, vuole imporre alle cose un corso che non segue l’ordine naturale delle cose, ossia non vuole che il più forte abbia sempre ragione. Ergo? Possiamo dire che, come dicono i dominanti, che la ragione è flaccida e volubile, oggi dice una cosa domani un ‘altra, dunque i diritti che afferma valgono quello che valgono, sono relativi a chi in quel momento interpreta il modo uterino di ragionare della ragione. Oggi è così, domani potrà essere cosà.
Oppure c’è un altro punto di vista. La ragione non sragiona poi così tanto, dunque i suoi principi non sono soggetti all’estro uterino del ciclo. Ad esempio, quello che è mio è mio, non è poi un principio così plastico del ragionare. Pare essere sempre eguale ogni qualvolta qualcuno è in rapporto con qualcosa che è un’estensione della sua intelligenza o della sua capacità di fare. Ad esempio, quello che sto dicendo è assolutamente e non relativamente mio, dunque il diritto di proprietà è un diritto assoluto di ragione. Nasce dalla ragione, si fonda su di essa e grazie ad essa è il fondamento di ogni ordinamento di diritto. Infatti, quando dico che quello che è mio è mio, dico anche che la vita, la mia vita, è mia e dunque di essa decido io; quando dico che quello che penso io è roba mia, dico anche che ho la proprietà dei miei pensieri e di essi faccio quello che voglio. Lo stesso per le cose che escono dalle mie mani. Così cosa dobbiamo concludere? Che la Ragione non è parte della storia, ma è il rubinetto che rende possibile la storia e dunque, come i numeri e i principi matematici, non può essere modificata a seconda delle circostanze. I suoi principi sono quelli e non discendono dall’ordine naturale delle cose, ovvero dal processo continuo con cui la natura trasforma se stessa. Sono fuori dalla natura e se sono fuori dalla natura, allora dove possono essere collocati? Nel regno parallelo a quello della necessità, ossia quello della natura, dove non accade nulla se a causa di qualcosa. Il regno parallelo a quello della necessità è quello della libertà, ossia il regno dove le cose accadono senza che ci sia una causa che le faccia accadere. I diritti, quelli che diciamo essere i nostri diritti, quelli che tutti discendono dal principio di proprietà, ossia quello che dice che io sono io e quello che è mio è mio,discendono dal regno della libertà. E’ per questo che qualcuno li sta erodendo uno ad uno, perché la libertà è anche libera di auto estinguersi, di negare se stessa. Per questa non va proclamata, ma difesa. Oggi difendere la libertà, in questo mondo di automi diretti dalla centralina, è creare dei corti circuiti, generare in tutti i modi dei processi entropici che impongono al sistema di utilizzare quanta più energia possibile per tenere insieme la sua forma, fino al punto in cui collasserà (in URSS è andata proprio così, il sistema è crollato perché la passività inerziale dei suoi sudditi gli ha bruciato tutta l’energia di cui disponeva). Ad esempio, nel proprio piccolo, si può smettere di fare il turista, di fare lo shopping, di credere che esista la scienza, di sperare nel progresso, di attendere il vaccino, di seguire il calcio, di leggere i giornali, di accendere la televisione, Con trecento euri al mese si vive da re, ma se un numero considerevole di gente decide di vivere con 300 euri al mese, il sistema crolla.

