ARTE MODERNA

L’arte moderna, quest’immenso coacervo di trovate grottesche, è uno dei termometri più affidabili per capire come le masse siano facilmente manipolabili intellettualmente. Il grezzo, posto di fronte ad un Kandinskj, ad un Klimt, ad un Braque, resterà pensieroso e sconcertato, e dirà di essere digiuno degli strumenti per ‘capire’, il significato della macchia di colore che gli hanno messo di fronte, ma non avrà mai coraggio di dire quello che esattamente pensa, ossia che si tratta di una cagata indecente. Già il fatto che usi il termine ‘capire’ è un segno del suo addomesticamento. Le opere d’arte non si capiscono, si ammirano per il senso (sentimento) di gioiosa grandezza che sanno suscitare in noi. Il termine ‘capire’ gli è stato imposto dagli studiati, dal ceto dirigente e da coloro che sono in lista d’attesa per entrare a farvi parte. Sono loro che davanti ad un ‘opera d’arte moderna assumono un’espressione intensa e concentrata intellettualmente. Stanno appunto ‘capendo’ l’opera d’arte, i suoi significati reconditi e, grazie ad essi, immaginano (fingono di immaginare) di avere toccato vette inverosimili di illuminazione intellettuale circa le verità ultime di quella cosa che chiamiamo esistenza. L’arte assume il significato generale che una volta aveva la preghiera e l’estasi mistica. Ci mette in contatto con tutto ciò che sta ai piani alti e che non si riesce a vedere se si resta al livello terra terra dell’esperienza. Su tutto oggi si può ridere, deridere, ricoprire di merda, ma non Picasso. Se lo fate siete finiti. Entrate per direttissima nel serraglio delle bestie rare e mostruose, quelle che per un verso sono buffe e per l’altro odiose per la loro stessa deformità. Insomma l’arte contemporanea ha preso il posto una volta occupato dal sacro religioso e, in un certo senso, svolge quella stessa funzione di supremazia sociale che i mistici e i profeti riservavano a se stessi in quanto gli eletti che avevano il potere di vedere quello che i comuni fedeli non potevano.

Quando il fighetto laureato alla Bocconi o al Dams (per non dire Yale o Cambridge) finge commosso l’intensa emozione intellettuale provata dalla rivelazione del contenuto recondito di un Munch o di un Mirò, finge fino ad un certo punto. In parte ci crede lui stesso, perché intuisce che sforzandosi di credere di avere accesso a visioni intellettuali di natura superiore, questa curiosa ipotesi lo legittima in modo assoluto nei confronti dei grezzi ad essere riconosciuto come appartenente ad una razza superiore. In altre parole, il significato sociale che possiamo dare all’arte moderna è proprio quella di essere un immenso rebus senza né capo né coda che permette a coloro che sono grado di fare su di essa discorsi altrettanto nebulosi circa i motivi per i quali l’apprezzano, anzi la venerano, di gettare una sorta di cancellata grazie alla quale possono sentirsi non solo isolati dal volgo, bensì visibili e riconosciuti dal volgo, come esseri di natura superiore e dunque ben protetti dal ferro che li cinge. Questo spiega perché sia necessario il servilismo intellettuale dei grezzi nei confronti dell’arte e come è facile ottenerlo, basta loro far credere di essere delle bestie rare e meravigliose che, racchiuse dentro le sbarre delle gabbie dello zoo al quale hanno dato ai grezzi libero accesso, sono ammirabili mentre sbranano con gli occhi cibo d’arte allo stato crudo, che loro, i grezzi, mai si sognerebbero di addentare. E del resto chi entrerebbe mai in una gabbia dei leoni per provare il vero sapore della carne cruda che questi stanno sbranando? Mangiate pure, cari leoni dello spirito, tutta la carne cruda artistica che volete, noi vi guardiamo ammirati, pur sapendo che mai ci azzarderemmo a infilarcene sul serio qualche boccone in bocca. Noi preferiamo le frittelle e le polpette, ma vedendovi sbranare tutta questa carne cruda per noi immangiabile, sappiamo anche che effettivamente siamo povera cosa di fronte a voi.

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